Fake news sulle creme solari: cosa dice davvero lo studio citato dalla dottoressa Rasio

Fake news sulle creme solari: cosa dice davvero lo studio citato dalla dottoressa Rasio

Analisi puntuale del Professor Carlo Riccardo Rossi, Presidente scientifico dell’Associazione Piccoli Punti ETS

Negli ultimi giorni ha fatto il giro dei social un video della dottoressa Debora Rasio che, citando uno studio del 2023, sostiene che “le creme solari aumentano il rischio di tumori della pelle e in particolare del melanoma”. Affermazioni gravi e fuorvianti, che come Associazione Piccoli Punti – da 20 anni impegnata nella prevenzione primaria e secondaria del melanoma – abbiamo il dovere di chiarire, basandoci sulla sintesi critica che il Professor Rossi ha predisposto per noi.

Lo studio: obiettivo e metodologia

Lo studio in questione ha analizzato la complessa interazione tra fattori genetici ed ambientali nella patogenesi dei tumori della pelle (carcinoma basocellulare, carcinoma squamocellulare cutaneo, melanoma in-situ e melanoma invasivo). Utilizzando la coorte del UK Biobank, i ricercatori hanno valutato 8.798 polimorfismi a singolo nucleotide (SNP) associati a 190 geni di riparazione del DNA, unitamente a 11 fattori demografici e comportamentali di rischio, su centinaia di migliaia di individui (pazienti e controlli sani).

I veri risultati: i fattori clinici e comportamentali

Dall’analisi dei fattori clinici e comportamentali è emerso che:

  • Pelle e capelli di colore più scuro, insieme alla facilità di abbronzatura, sono risultati essere fattori protettivi, riducendo il rischio di sviluppare i vari tipi di tumore della pelle.
  • Il sesso maschile è risultato correlato positivamente a un maggior rischio di carcinoma basocellulare (BCC) e carcinoma squamocellulare cutaneo (cSCC).

Il “paradosso” della protezione solare: una distorsione statistica

La dottoressa Rasio ha costruito la sua tesi su un dato apparentemente paradossale emerso dallo studio: l’uso frequente o occasionale della crema solare è risultato positivamente correlato al rischio di tutti i tipi di tumore cutaneo analizzati. Ma gli autori dello studio spiegano chiaramente che si tratta di un “sunscreen paradox” (paradosso della protezione solare), attribuibile a:

  • una maggiore esposizione complessiva ai raggi UV da parte di chi usa la crema solare (che si sente “autorizzato” a stare più tempo al sole);
  • una mancata riapplicazione della crema durante la giornata;
  • il fatto che molti pazienti inizino a proteggersi di più solo dopo aver ricevuto la diagnosi.

Non è la crema solare a causare il tumore, ma un comportamento di esposizione che la crema da sola non basta a compensare.

Le interazioni gene-ambiente: il cuore dello studio

L’analisi combinata (gene-ambiente) ha identificato 201 interazioni significative SNP-ambiente distribuite su 90 geni. In particolare, le varianti del gene FANCA – tra cui tre alleli specifici (rs9926296rs3743860rs2376883) – hanno mostrato interazioni con quasi tutti i fattori ambientali e clinici considerati nei gruppi affetti da carcinoma basocellulare e melanoma invasivo.

 

Le conclusioni degli autori (che la disinformazione omette)

Le conclusioni fondamentali evidenziate dagli autori – e puntualmente riportate nella sintesi del Professor Rossi – sono estremamente chiare:

  1. Importanza dell’approccio combinato Gene-Ambiente: Un’analisi genetica isolata offre una visione limitata; l’integrazione dei dati genetici (geni di riparazione del DNA) con i fattori demografici e di esposizione ambientale è fondamentale per la stratificazione del rischio di malattia e per formulare prognosi accurate.
  2. Ruolo prognostico delle varianti di FANCA: Gli alleli del gene FANCA possiedono un importante valore prognostico per identificare il rischio nei soggetti con una storia di scottature solari nell’infanzia o di uso di lampade abbronzanti.
  3. Contributo alla Medicina di Precisione: L’identificazione di queste interazioni genoma-ambiente fornisce nuove informazioni chiave per la prevenzione personalizzata e la comprensione dei meccanismi alla base dei tumori cheratinocitici e del melanoma.

Messaggio di Salute Pubblica (in netto contrasto con quanto affermato dalla Rasio): Nonostante l’associazione paradossale riscontrata nei dati statistici, gli autori sottolineano la necessità di un’adeguata e frequente applicazione della protezione solare e della minimizzazione dell’esposizione diretta ai raggi UV, in particolare per i soggetti a pelle chiara.

Il messaggio di Piccoli Punti

La scienza è chiara: l’eccessiva e scorretta esposizione solare è il principale fattore di rischio per i tumori della pelle. Le creme solari autorizzate sono progettate per agire sulla superficie della pelle e non determinano un assorbimento sistemico. Il vero rischio non è usare la crema solare, ma non usarla: la mancata protezione espone a scottature, danni al DNA e aumento del rischio di tumori cutanei.

Proteggersi dal sole con creme solari (SPF adeguato, riapplicato ogni 2 ore), cappelli e ombrelloni riduce il rischio di tumori della pelle. È quanto confermano gli stessi autori dello studio citato. Non lasciamoci ingannare dalla disinformazione.

— Il team scientifico dell’Associazione Piccoli Punti ETS

la sintesi integrale dell’articolo a cura del Professor Carlo Riccardo Rossi

Associazione Piccoli Punti ETS

 
 

 

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