Il 19 Agosto, MERCK produttrice del pembrolizumab (anticorpo monoclonale antri PD1 utilizzato nel melanoma, e Moderna produttrice del vaccino personalizzato Intismeran autogene o v940 o mRNA4157 (vaccino di sintesi a mRNA contenente 34 neoantigeni personalizzati sul DNA tumorale del paziente, estratto da una piccola biopsia del suo melanoma) hanno reso pubblici i risultati preliminari dello studio adiuvante di fase III INTerpath-001 effettuato su 1137 pazienti affetti da melanoma in stadio IIIB, IIIC, IIID, IV, radicalmente operati e senza evidenza di malattia prima di iniziare il trattamento.
Ricordo che attualmente, pembrolizumab è prescrivibile nel melanoma in fase adiuvante cioè postoperatoria, per un anno, negli stadi IIB, IIC e III A, B, C, D, e in fase neoadiuvante, per 3 cicli, prima della chirurgia e 15 cicli dopo, nei pazienti in stadio IIIB, IIIC, IIID, IV con malattia operabile radicalmente.
Lo studio Interpath-001 confronta un anno di terapia adiuvante con pembrolizumab (che riduce in modo significativo le ricadute rispetto alla sola chirurgia), con pembrolizumab associato a intismeran autogene.
Un’analisi intermedia pianificata per verificare che il trattamento non fosse inefficace o troppo tossico ha evidenziato l’ottenimento degli obiettivi principali dello studio 1) ridurre le ricadute, 2) ridurre le metastasi a distanza.
Questo dato è molto importante ed è rafforzato dai dati a 5 anni, presentati a fine maggio all’ASCO (società americana di oncologia medica), e pubblicati a giugno su Journal of Clinical Oncology (rivista scientifica prestigiosa in ambito oncologico) dello studio preliminare di fase II, in cui si è ottenuta una riduzione di circa il 50% del rischio di ricaduta (Fig 1) e di circa il 60% del rischio di metastasi a distanza, nei pazienti che hanno ricevuto l’associazione di Intismeran autogene e pembrolizumab rispetto a quelli che hanno ricevuto pembrolizumab da solo, senza incremento significativo di tossicità. Ricordo che pembrolizumab dopo trattamento chirurgico radicale permetteva già una riduzione del rischio di recidiva a 5 anni ed oltre.
Si è riusciti quindi ad alzare significativamente ed ulteriormente la percentuale di pazienti che non ricadono.
Si è visto anche che nel sangue dei pazienti trattati con la combinazione ci sono più colonie di linfociti T citotossici (cellule di difesa in grado di distruggere le cellule tumorali attraverso un riconoscimento specifico chiave-serratura; la cellula tumorale ha la serratura il linfocita ha la chiave per aprire ed eliminarla) (fig2). Questo dato indica la modalità con cui il vaccino a mRNA aumenta l’effetto antitumorale.
Altra notizia importante è che ci sono diversi studi di adiuvante in corso che usano la stessa strategia in altri tumori, fra cui le neoplasie polmonari e pancreatiche. È lecito sperare che i risultati possano essere positivi anche in questi ambiti. Se così fosse, ancora una volta il melanoma sarebbe il modello apripista, come lo è stato per l’immunoterapia nel trattamento delle neoplasie.
Tutto bene dunque festeggiamo? Ancora no
Tutti i dati raccolti devono essere controllati dalle agenzie regolatorie FDA (Agenzia Federale per i Farmaci), EMA (Agenzia Europea per i Farmaci), prima della registrazione, e deve continuare l’osservazione dei pazienti nel tempo per confermare la durata dei risultati.
Dopo l’autorizzazione di EMA, AIFA (Agenzia Italiana per i farmaci) deve autorizzare la rimborsabilità e le modalità di utilizzo in Italia prima che il trattamento sia prescrivibile. Tutto il processo può richiedere dai sei mesi ad un anno, senza considerare che dopo l’autorizzazione di AIFA, le regioni devono identificare i centri autorizzati a fornire il trattamento. La press-release indica che le 2 aziende sponsor dello studio (Merck e Moderna) intendono velocizzare il più possibile, ma il controllo indipendente è indispensabile per l’affidabilità del risultato e per la sicurezza dei pazienti.
Per la terapia neoadiuvante si è riusciti con la sinergia di tutte le società mediche coinvolte nella cura del melanoma ad avere l’autorizzazione AIFA prima di molte altre nazioni Europee.
Sicuramente seguiremmo la stessa strategia, ma è altrettanto importante la pressione sociale che le associazioni di pazienti potranno esercitare, per questo più siamo, più contiamo per noi stessi, per gli altri, per il progresso delle cure.

La fig1 rappresenta nella curva rossa la % dei pazienti non recidivati a 5 anni trattati con la combinazione, la curva blu quelli non recidivati trattati con il solo pembrolizumab

La fig 2 La fig 2 rappresenta i cloni (famiglie) di linfociti T specifici indotti dalla terapia e misurati nel sangue dei pazienti. Il pembrolizumab da solo (curva blu) essendo un farmaco immunologico induce un aumento, ma la combinazione col vaccino ad mRNA ( curva rossa) ha un effetto statisticamente superiore, questo indica più soldati armati in modo specifico per riconoscere le cellule di melanoma del paziente su cui sono modellati e distruggerle.